Il campo

Il Golf Club Acaya viene fondato nel 1996, i lavori di costruzione del campo seguiti dall’architetto Italiano David Mezzacane risalgono al 1998 e verranno ultimati nella primavera dell’anno 2000 con la consegna delle 18 buche par 72.  A distanza di quasi dieci anni dalla costruzione la nuova Proprietà, composta sempre da imprenditori leccesi che aveva rilevato il circolo Salentino, decise di rimodellare il percorso e farlo diventare un esempio di nuova cultura golfistica. Si incaricò lo studio “Hurdzan-Fry”, uno dei principali e prestigiosi studi mondiali di architettura del golf ad effettuare una profonda ristrutturazione tecnica, agronomica e all’integrale rimodellamento del campo per raggiungere un livello di gioco da championship.

caratteristiche del campo

Per l’erba dei fairways fu scelta una bermuda americana da seme, forte e compatta anche nei tagli più bassi, che tiene conto delle variabili climatiche del Salento e che garantisce un ottimo galleggiamento superficiale della palla per un colpo sempre pulito e netto; ai lati dei fairways fu seminato un misto di quattro tipi di festuca da lasciare ondeggiare ad altezza naturale.  

Per i green fu selezionato un misto di agrostidi stolonifere palustris nelle due varietà di A4 e A1: una composizione che vanta circa il doppio di steli nella spazzola erbosa rispetto ai comuni penncross. 

 

Gli irrigatori oltre 1.500, per una distribuzione idrica capillare e diversificata che garantisca all’erba un approvvigionamento calibrato, frazionato in modo da ridurre ogni ipotesi di sovradosaggio e spreco. Per la gestione e conservazione delle acque fu costruito un complesso sistema di laghetti e ruscelli, con ricircolo delle acque di raccolta e loro ossigenazione naturale attraverso un sistema di cascatelle: l’obiettivo fu non disperdere nel terreno la raccolta delle acque meteoriche e di scorrimento e conservarle, opportunamente filtrate, per il reimpiego nei periodi di massima necessità. Questa imponente opera di ingegneria idraulica al cliente fornirà una gradevolissima colonna sonora e una serie di ostacoli laterali lungo nove delle diciotto buche.

 

É un percorso fortemente caratterizzato dal vento con cui bisogna “golfisticamente” convivere, quasi fosse un links scozzese e secondo l’arte di cui gli inglesi restano maestri, adeguando direzioni ed altezza di parabola in maniera da sfruttarne le derive godendo delle intelligenze di gioco che il vento – definito da un grande architetto del passato “il più importante ed affascinante degli hazards” – rende piene di fascino.

 

Dal punto di vista del gioco uno dei principi perseguiti fu quello di realizzare un campo che costituisse un terreno di confronto opportuno e giusto per tutti i livelli di gioco, professionistico o amatoriale, di uomini, donne e juniores. Preservare, quindi, l’approccio egualitario del golf, che è uno dei principi storici del sistema “democratico” degli handicap, e far utilizzare al giocatore tutti e quattordici i ferri e legni che si porta nella sacca.

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